"Come andò via la monarchia in Italia? Con elezioni regolari o pilotate? Ringraziamo l'America..." (il solitamente ottimo Paolo di Lautremont, su Le Guerre Civili).
Segue la risposta del sottoscritto:
Adesso dovresti spiegarmi cosa ci abbiamo guadagnato a vivere in una Repubblica anziché in una Monarchia che era guidata da una persona per bene, eroe di guerra al fianco degli Alleati (non è che gli americani la Silver Star la diano al primo che passa) e che di certo non aveva mai avuto simpatie fasciste (sua moglie meno di lui)... Umberto II non avrebbe avuto nulla da invidiare a nessuno dei sovrani europei che sono ancora al loro posto. L'esito del referendum non si è mai conosciuto davvero, essendo stati cancellati con un pronunciamento su dati provvisori circa 11mila (vado a memoria) ricorsi pendenti alla Cassazione. Non fu un bel modo per inaugurare la democrazia, e comunque non credo che Churchill, che avrebbe preferito l'opzione monarchica (e ci mancherebbe altro) fosse un pericolo antidemocratico.
Postilla sulla (prevedibile) obiezione della fuga a Pescara: 1) molti sovrani fuggirono all'estero (vedasi Belgio sotto occupazione nazista: andarono a Londra, come pure i Karageorgevic serbi ecc ecc.) e non spostarono solo la capitale in un'altra città per poter continuare almeno a dirigere la nazione in un'area più sicura, perché a casa mia Brindisi E' IN ITALIA; 2) ma se anche la trovassi disdicevole (disdicevole fu "solo" il modo di comunicare l'armistizio, con ovvia e brutale reazione tedesca), vorrei ricordare che in quel momento re era Vittorio Emanuele e che Umberto venne costretto praticamente fisicamente ad abbandonare il Quirinale dal padre e da Badoglio in persona. E chi non lo fece (per un'incomprensione) come Mafalda finì a morire in un lager nazista. E l'autoimmolazione, per quanto "beau geste" non è quanto di meglio un capo di Stato possa fare per cercare di difendere il proprio Paese.
Ci siamo trovati invece con una bella sfilza di alti statisti, qualcuno con mire cesariste (Gronchi), qualcuno sospettato di aver avallato un golpe (Segni), qualcun altro di essere un genio ma alcolista (Saragat), altri ancora travolti da scandali di tangenti (Leone) o che hanno rischiato l'impeachment (Cossiga) o il manicomio (Scalfaro)... Non è che per avere Einaudi e Ciampi (più il folcloristico Pertini) uno debba mandare per forza a puttane la storia di un Paese, che magari è nato perché qualcuno il Risorgimento, l'ha finanziato, voluto e pilotato. E che, quando s'è imposta una dittatura, magari non avrà avuto le palle di stroncarla sul nascere (ma pure Croce e Giolitti, in quel momento, pensavano si trattasse d'un fenomeno passeggero), anche perché la appoggiarono i deputati liberali, popolari e nazionalisti (oltreché i 35 fascisti), e che in ogni caso ne arginò senza dubbio brutalità e arbitrii. Perché comunque c'era un "contropotere" in grado di fare resistenza passiva. In Germania, repubblica, quel contropotere non c'era e la differenza direi che si vide.